“Questa magistratura è sempre più corporativa” (intervista a Gustavo Zagrebelsky)

Gustavo Zagrebelsky / corte costituzionale

Gustavo Zagrebelsky ha presentato agli studenti del Liceo scientifico “Leonardo da Vinci” di Maglie il suo libro “Liberi servi”. L’incontro ha inaugurato il progetto “Peccatori Sì, Corrotti No. Il Grande Inquisitore e il peso della libertà”, con il patrocinio del Comune di Maglie, della Provincia di Lecce, della Regione Puglia, dell’Università del Salento e dell’Accademia Russa delle Scienze di Mosca. Ecco qui a seguito una breve intervista:

  • Zagrebelsky, di cosa parla il libro del quale ha discusso con gli studenti?

“Il libro prende spunto da un capitolo de “I fratelli Karamazov”, in cui c’è un dialogo tra il Cristo e il grande Inquisitore. Solo l’Inquisitore parla e fa una requisitoria contro il Cristo che sarebbe venuto a portare sulla terra la libertà. La tesi dell’Inquisitore è che gli esseri umani non amano la libertà, per l’umanità la libertà è un peso, una responsabilità, e gli uomini sono disposti quasi per natura a mettersi nelle mani di qualcuno che pensa e decide per loro”.

  • Cristo quindi non parla mai.

“Il silenzio è un grande tema di queste pagine. Che cos’è il silenzio? Io ho contato una cinquantina di significati. Può sembrare il vuoto, un recipiente che non contiene nulla, ma non è così. Nei campi di sterminio nazisti, il popolo ebraico formulò un’accusa parlando del “silenzio di dio”. C’è poi il silenzio della disperazione o il silenzio del terrore. Come nelle trincee della Prima Guerra Mondiale nel tempo che precedeva l’ora dell’assalto: quel silenzio tombale era il terrore della morte. C’è poi il silenzio della speranza, il silenzio dell’attesa, che poi è il tipico silenzio amoroso. Infine c’è il silenzio dialettico: il Cristo, tacendo, non fa altro che provocare il suo interlocutore”.

  • In Italia oggi abbiamo bisogno di libertà?

“Si potrebbe dare ragione all’Inquisitore: la libertà non è un bisogno. Noi abbiamo bisogno di sicurezza: nelle strade, nel futuro, in un impiego. La libertà non va confusa con la giustizia anche se spesso i due concetti si avvicinano e si toccano. La libertà è una conquista, non un’esigenza naturale, ma è un’aspirazione che si può avere ma si può anche non avere. Secondo l’Inquisitore gli esseri umani sono animali, che non vivono in libertà ma vivono nel branco, sotto strutture sociali. Il loro vivere in società è espressione di un’esigenza naturale, ma gli esseri umani hanno qualcosa in più, non sono solo animali. Questo qualcosa è ciò che ci spinge all’aspirazione della libertà”.

  • L’Italia si fida del potere, in particolare del potere giudiziario?

“All’epoca di Mani Pulite, il potere giudiziario era sostenuto dal consenso popolare: era un’epoca in cui la magistratura stava agendo in consonanza con una parte dell’opinione pubblica. Bisogna considerare che la magistratura è un corpo professionale, che negli ultimi decenni si è corporativizzata: le correnti hanno fatto sì che le strutture organizzative all’interno della magistrature si siano fossilizzate. In pratica sono diventate macchine di potere, non macchine ideologiche. Questo ha minato la fiducia nella magistratura, che tra l’altro patisce nell’opinione pubblica la cattiva qualità della legislazione”.

(di Angela Leucci, Gazzetta del Mezzogiorno, 7 novembre 2015)

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