“Costantino Mortati, giurista della Costituzione” (di Paolo Barile)

mortati barile

“Costantino Mortati ci ha lasciati, dopo molti anni di atroci sofferenze e di obbligato silenzio. Ma la sua vita era stata di una esemplare operosità. Uno dei grandi maestri del diritto costituzionale italiano fu appunto lui, che succedeva a Vittorio Emanuele Orlando e a Santi Romano, essendo coevo di Gaspare Ambrosini, anche lui scomparso in tarda età poco tempo fa, ed anche lui uno dei protagonisti dell’ Assemblea costituente. Ma Mortati fu – con Vezio Crisafulli, Paolo Biscaretti di Ruffia e Carlo Esposito – colui che inaugurò una nuova scuola che potremmo definire, per i profani, come la più aderente alla realtà effettiva della vita dei paese. Costantino Mortati aveva esposto nel 1940 la sua teoria fondamentale in un volume che aveva per titolo “La Costituzione in senso materiale”: che non corrisponde a quella che attualmente viene chiamata la Costituzione “vivente”, ma a quella parte della Costituzione scritta che opera col supporto delle forze politiche prevalenti. Si indagava per la prima volta in Italia, cioè, sul rapporto tra una Costituzione scritta e le forze politiche: non solo con riferimento a quelle che le avevano dato vita, ma a quelle chiamate negli anni successivi ad applicarla. E venne fuori chiaramente come la Costituzione materiale possa essere anche parzialmente difforme dalla Costituzione scritta. Negli anni del roveto ardente, cioè in quei pochi anni che intercorsero tra la Liberazione e l’ Assemblea costituente, Mortati scrisse un corposo volume appunto sull’ Assemblea costituente: un ventaglio di diritto comparato, di valore inestimabile per il metodo e per la dottrina profusa, un volume che costituì un materiale fondamentale per l’ Assemblea costituente stessa. Alla quale appunto egli fu poi eletto nelle liste della Democrazia cristiana. Fece parte del gruppo dei “professorini” di sinistra: La Pira, Fanfani, Dossetti, Tosato. La sua opera di svolse in tutti i campi della materia costituzionale: ma particolarmente importanti furono i suoi contributi sul problema centrale della forma di governo repubblicana. Qui egli, con Tomaso Perassi ed Egidio Tosato, contribuì a creare quel regime parlamentare che non voleva essere partecipe dei vizi del parlamentarismo, e che comunque fu corretto dalla presenza di un presidente della Repubblica munito di rilevanti poteri, di una Corte costituzionale parzialmente svincolata dalle ipoteche politiche (qui operarono Piero Calamandrei e Giovanni Leone), da un Consiglio superiore della magistratura che rispettava il principio della separazione dei poteri e dallo smembramento dello Stato accentrato mediante la creazione delle Regioni con rilevanza costituzionale (Mortati era fautore di una seconda Camera rappresentativa delle regioni, proposta che, se accolta, avrebbero evitato l’ attuale bicameralismo imperfetto ed avrebbe posto le regioni veramente al centro della vita politica italiana). Anche sul referendum il contributo di Mortati fu decisivo. Nel dicembre del 1960, egli fu nominato giudice della Corte costituzionale. Durante i suoi 12 anni di permanenza, fu l’ estensore o l’ ispiratore di numerosissime importanti sentenze che, sulla base di un fortissimo supporto scientifico, portavano avanti l’ interpretazione della Costituzione, verso traguardi di una modernità che neppure i costituenti avrebbero potuto prevedere. Giustamente si ricorda da tutti una sentenza del 1962 che allargò la garanzia costituzionale a scioperi anche diversi da quelli aventi contenuto meramente economico-sindacale, fino ad arrivare alla legittimazione degli scioperi politici, con le limitazioni sulla sicurezza del regime. Frattanto, uscivano le varie edizioni delle sue preziose istituzioni di diritto pubblico, altri volumi, voci e commenti sulla Costituzione. Intere generazioni si sono formate su questi libri, e tutti noi, della mia generazione, possiamo dirci suoi allievi, essendo tutti partiti dall’ approfondimento del suo pensiero. Dobbiamo a lui la nostra formazione, anche se poi non possiamo dimenticare l’ influenza determinante, ma convergente, di Carlo Esposito e di Vezio Crisafulli. Ma il discorso che riguarda tutti, e non soltanto una ristretta cerchia di studiosi, è il discorso sulla Costituzione: la quale è oggi in gran parte così come egli la concepì, e la sua attuazione – da parte del Parlamento, ma soprattutto della Corte costituzionale – nelle parti più vive ed operanti, segue le linee che egli aveva tracciato all’ Assemblea costituente e ribadito poi in Corte costituzionale. In Assemblea e in Corte il suo solidarismo cristiano si sposava al nuovo socialismo, nel rispetto profondo dei diritti dell’ uomo.”

(Paolo Barile, La Repubblica del 26 ottobre 1985)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...